cultura, disegni, interviste

Draw the beauty (interview to Gabriele Pennacchioli)

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It’s been a while since I’ve missed here, so I’m glad to be back again with a new post. Try to figure my face, when one of my favourite illustrator and animator says yes to my interview. It’s big pleasure for me to ask something about the adorable panda Po or about his sensual and strong woman.

1) If you look back, to the guy who moved his first steps in the comic world, what did you feel you have lost and what do you feel achieved?
– Getting into the world of animation has allowed me to learn a lot from a technical and human level. It’s not always easy to work in a big team. You make mistakes and you learn from them. Following my passion for animation took me away from Italy. There were sacrifices. But looking back I think I’ve made the right decisions. Now I started directing animation films, a new career that I can’t predict where it will take me but that I feel ready to undertake.
2) I smiled a lot, bitterly, in reading some of the comments on your latest illustrations. How did you react to those who defined “unhealthy” the women you designed?
– I am a little bit scared about all this aversion, almost hate for curvy women. I recently posted on Instagram a picture of a couple who separated. The man has a “normal” body and the woman is curvy. The post itself got many likes but the comments quickly degenerated. I can not stand intolerance and at some point I started to erase them and unfortunately I had to erase many.

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3) In one of my favorite Stephen King’s book one character, Ben Mears, thinks that any social media comments about art is idiotic. Don’t you think that we should just go with a “like” or “don’t like” type of approach without explaining the reasons?
– I agree. But sometimes I like to read the comments. I got messages from curvy women that thanked me because my drawings helped them to feel better with themselves. I’m proud of this. Knowing that what I do has a meaning for some people is a wonderful feeling.
4) The female figure has priority in your work. How is a Pennacchioli woman created?
I love the human figure. I love to observe it, I love studying it. I’m also an anatomy enthusiastic. I have taught Human Anatomy at Dreamworks for several years. Regarding my creative process. Sometimes I have a definite situation in mind, I explore it with sketches and then step on the computer. Sometimes, however, I start from a pose that intrigues me and later on I build a situation around it.

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5) There is nude, so it seems like I want to moralize, rather I wonder how you are fighting the censorship of social networks.
Social network censorship is a limitation. But the advantage of limitations is that it stretches your imagination. Sometimes I find solutions that, thanks to these limitations, add elements that make the illustrations more interesting either from the point of view of the meaning and from the aesthetic.
6) There are couples, beautiful couples, close and distant at the same time. What did you think while drawing them?
My drawings are not autobiographical but are inspired somehow from my experiences. There are certain feelings, emotions and sensations that intrigue me. And I feel the need to illustrate them.

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7) Animation is part of your artistic journey. What do you feel when you see your own creations on the screen?
It’s a fantastic feeling. There is a lot of work behind the creation of an animated character and many people need to be credited for the final result. As an animator my task is to give life to the characters. Sometimes the characters are set by other artists and sometimes I have the chance to develop the characters. It is a team effort lead by the Director and his vision for the film.
8) You’re the one behind the animation of Po, the character so loved by adults and children, kung fu aside. Did it turn out as you hoped?
My experience on Kung Fu Panda was one of the best I’ve ever had at Dreamworks. I right away loved the story and its characters. My contribution, as an animator, was mainly on Po. During the animation development stage I gave some manierism to the character that then remained in the movie. I love Po, I think it is one of the most successful animation characters.
9) What would you like to illustrate or animate in the future?
Women and couples are what intrigue me at the moment. I feel that there is a lot to be developed with these themes and my wish is to continue with them so that people can feel involved and maybe feel some emotions too.

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interviste

“La luce c’è, va trovata e gestita”(Intervista a Andrea Tomas Prato)

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© Andrea Tomas Prato

In questa domenica di sole mi sono sentita ispirata e sono riuscita, finalmente, a buttar giù qualche domanda per Andrea Tomas Prato. Uno dei motivi per cui mi sono appassionata alla sua fotografia, è stata la sua capacità di utilizzare la luce, creando quei chiaro-scuri che ormai sono diventati digitali, estremamente artefatti.

“Che importanza ha la luce, punto, non aggiungo altro. Non ci sarebbero colori, sfumature e le foto sarebbero tutte nere. Per fortuna la luce c’è e va trovata e gestita.”(Andrea Tomas Prato)

1) Se dovessi descrivere un tuo scatto con tre aggettivi quali sceglieresti e perché.

  • Mi metti un po’ in difficoltà con questa domanda. E’ come se tu mi chiedessi di indicarti tre miei pregi e credo non spetti a me elencarli, per altro tre pregi sarebbero troppi. Una mia foto la definirei comunque sempre personale, contestualizzata ed istintiva.

2) In un’ intervista a CorriereAl del 2014 parli della fotografia come un “non lavoro”, ovvero una passione con cui occupi tuo tempo libero. È ancora così?

  • La fotografia è e resterà viva nel mio tempo libero. Io di fatto, per lavoro, fotografo, ma scatto foto fredde, necessarie e crude. Nel tempo mi sono per altro reso conto che non sono fatto per soddisfare l’esigenza di un cliente,  sarebbe solo una violenza che mi imporrei.

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3) Cosa attira la tua attenzione. Cosa ti porta a scegliere un determinato paesaggio o una determinata modella?

  • Quando feci il corso di fotografia, insisterono molto sul discorso di “deanestetizzare” lo sguardo. Ogni cosa che nel quotidiano vediamo, merita attenzione e può essere guardata con occhio personale. È quello che mi sono sforzato di fare e che ora mi viene, credo, naturale. In merito alla scelta delle modelle, lascio spesso al caso, all’occasione di un incontro, anche se virtuale. Scelgo o mi lascio scegliere se percepisco, sbagliandomi a volte, che la persona, apprezzi realmente ciò che faccio e non stia invece collezionando fotografi. Il paesaggio invece riguarda quasi esclusivamente la mia terra e la mia necessità di respirarla.

4) In alcuni tuoi scatti ha far da protagonista è l’essenzialità. Come riesci a rendere il basico carico di romanticismo, come riesci a cogliere “l’amore in un clima freddo”(tanto per citare Nancy Mitford)?

  • Quando scrivo di essenzialità parlo di cercare una foto nella foto. Scatto volutamente in maniera più ampia, sapendo che, rivedendola, andrò a togliere, ad escludere, per trovare ciò che visivamente mi darà un senso di piacevole appagamento. In merito ai riferimenti  letterari sorvolo perché sono abbastanza ignorante e i discorsi filosofici mi annoiano.

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5) Il critico e fotografo Enrico Prada occupa un posto speciale nel tuo bagaglio culturale e formativo. Chi aggiungeresti?

  • Prada ha sicuramente acceso un interruttore. Ghirri è stato in assoluto il fotografo che mi ha portato a capire l’importanza dell’inquadratura, dell’unico modo di vedere che contraddistingue ognuno di noi. Un amico tortonese come me  che vive a Londra, Marco Ferrari, alias “pplinphotobooth” ( profilo Instagram), mi ha introdotto al fascino della fotografia analogica.  Un ruolo importante credo l’abbia avuto il  cinema, la musica, i miei animali, le mie esperienze e le mie lacune. Aggiungo poi che la fotografia, almeno nel mio caso, sia dettata dal gusto che ognuno di noi ha e credo debba  ascoltare. Se mi consenti, vorrei dare un consiglio a chi si affaccia alla fotografia, ed è quello di  dare ascolto al proprio gusto, senza guardarsi troppo intorno, senza prendere dei riferimenti  contemporanei a cui ispirarsi, solo perché hanno migliaia e migliaia di followers o solo perché quel tipo di foto viene pubblicata su Photo Vogue, che poi tanto emerge solo una scarsa personalità.

6)l tuo lavoro è fatto più d’istinto o di raziocinio, o meglio, c’è uno studio dietro o si tratta di un percorso naturale, spontaneo.

  • Istinto. Credimi, non c’è nessuno studio. Non c’è ricerca. C’è un momento, c’è un posto e ci sono degli stati d’animo. Il resto poi va visto in foto e non spiegato.

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interviste

“La verità è che la bellezza è un concetto sopravvalutato.” (intervista a Erresullaluna e Chuli Paquin)

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© Fausto Serafini e Alessandra Pace

Ora ci piacerebbe dirti qualche frase ad effetto sul fatto che la bellezza sia ovunque, ma la verità è che la bellezza è un concetto sopravvalutato, e che non è quello che cerchiamo. A noi interessa la consapevolezza che ognuno ha di sé, la voglia di mettersi in gioco, la banale uguaglianza di tutti i corpi e la paradossale unicità di ognuno.

La mia intervista a Roberto Manfredi e Chuli Paquin:

1) Scegliete tre aggettivi che descrivano la vostra fotografia.

Artificiale, nel suo significato contrario a naturale, perché ogni nostra fotografia è totalmente costruita, non c’è niente di spontaneo.

Simbolica, perché tende all’ astrazione della persona ritratta, che non è mai sé stessa ma diventa una forma, uno strumento che noi usiamo per raccontare.

Materica, perché le nostre fotografie si toccano con mano, non sono finite se non sono stampate e dipinte.

Quelle che girano sul web sono tutti scanner, le nostre foto nascono per essere viste dal vivo.

2) I vostri progetti nascono e si sviluppano a quattro mani, come quelli di Fausto Serafini e Alessandra Pace con cui spesso collaborate. A quando risale la vostra epifania artistica, come singoli e poi come coppia?

Erre : Fotografo da quando sono bambino, i miei genitori in casa avevano una camera oscura in cui ho presto imparato che o si entrava o si stava fuori. Ma quel mondo mi affascinava, non avevo idea di quale fosse il processo per cui la realtà potesse apparire su un foglio bianco, ma volevo impararlo.

Chuli :  Io sono sempre stata affascinata da qualsiasi arte visiva, e la fotografia è quella a cui ho avuto modo di avvicinarmi maggiormente. Facevo qualche foto già alle superiori, poi per una serie di motivi avevo smesso e incontrare Roberto mi ha dato la possibilità ,oltre che la voglia, di ricominciare a mettermi in gioco con nuove capacità tecniche e un bagaglio culturale molto più vasto. Questo è stato, è e sarà sicuramente il mio più grande stimolo, lo studio dell’arte e della letteratura.

La prima volta che abbiamo progettato qualcosa insieme è stato nel dicembre del 2011. Da quel momento la nostra collaborazione si è infittita al punto che in ogni lavoro successivo era automatico chiedere a Chuli un parere che si trasformava automaticamente in una sua ricerca di immagini, fonti e documenti. Dopo un anno passato a sfruttarla, il ruolo di Chuli doveva diventare ufficiale perché era chiaro che non era più solo mio il lavoro. Ora nel 2017 siamo arrivati al punto che non ci preoccupiamo più nemmeno di chi ha in mano la macchina fotografica.

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3) Il vostro stile è un connubio ossimorico tra laicità, misticismo religioso e paganesimo. Come è nata l’idea di fonderli? 

L’idea di fonderli non è venuta a noi, e a dir la verità non è nemmeno un’idea, quanto piuttosto la realtà storica. Il Cristianesimo nasconde infiniti temi pagani, e non può che essere così, dal momento che uno nasce letteralmente sulle fondamenta dell’altro. Un piccolo esempio: poco tempo fa’ ci trovavamo a Matera e siamo venuti a conoscenza della loro “Madonna della Bruma”, in cui la madonna su un carro entra nella piazza del paese e gli abitanti con emozione e furia smembrano il carro e la Madonna. Questa manifestazione ricalca il rituale di Dioniso, apparso nella Grecia antica, ma che per alcuni antropologi è molto più antico, il rito arcaico per eccellenza. Queste sovrapposizioni culturali ci interessano e ci affascinano, perché hanno un valore universale, sono schemi che appaiono in qualsiasi tempo e in culture lontanissime.

4) “Una fotografia che non racconta una storia, non è una fotografia.”, sostiene Jan Saudek ed è proprio a lui che dedicate una serie chiamata R.Itratti. Il fotografo ceco scattava in una stanza di quattordici metri quadrati, il set di Erre e di Chuli come prende vita?

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Erre : Non so se sia possibile che una fotografia possa non raccontare una storia. Sicuramente più è interessante quello che una fotografia racconta, più mi colpisce. I nostri set cominciano parecchio tempo prima del giorno in cui si scattiamo. Nelle settimane che precedono il lavoro studiamo e approfondiamo la tematica scelta: dalla ricerca di storie mitologiche, leggende o studi critici alla consultazione di materiale iconografico. Poi dipingiamo gli sfondi. Cerchiamo di non lasciare mai nulla al caso.

Chuli : R.Itratti è un set in cui io e Roberto ancora non lavoravamo insieme, tanto che io avevo partecipato come modella, mentre la costumista e set designer era Caterina con cui Roberto aveva già lavorato. Allo stesso tempo ero arrivata con le idee molto chiare sulle foto che volevo fare, e avevo finito per aiutare Caterina divertendomi parecchio. Si può dire che tutto è iniziato da lì.

5) I soggetti scelti per i vostri scatti sono diversi, non ritraete mai un solo tipo di donna o un solo tipo di uomo. E’ una predilezione stilistica fuori dalle righe che ricorda molto la pittura Rinascimentale, in cui si dava spazio alla bellezza fisica in ogni sua rotondità. Sbaglio?

Non sbagli, anche se non è una decisione presa a tavolino. Quasi tutte le persone che vedete ritratte nelle nostre fotografie hanno risposto a una call sui social e non ti nascondo che un po’ ci ha stupito positivamente che non fossero aspiranti modell*, ma persone normali a cui piaceva il nostro genere di fotografia. In realtà ci siamo poi resi conto che anche noi diamo il meglio, quando lavoriamo con persone normali, che si lasciano guidare e ci permettono di usarle come un pittore userebbe le forme geometriche. Alcune delle persone che hanno posato per noi sono atlet*, ballerin*, attor* o persone normali, che, nel posare, si prodigano con amore e passione, mettendosi completamente a disposizione delle nostre idee. Quando facciamo le foto di gruppo , sappiamo di poter contare sulle persone che si prestano per i nostri lavori da più tempo, che immediatamente mostrano agli altri come devono fare. Anche loro hanno iniziato per passione, ma sono cresciute di bravura con il tempo, fino a diventare interpreti fondamentali del nostro stesso lavoro. Ora ci piacerebbe dirti qualche frase ad effetto sul fatto che la bellezza sia ovunque, ma la verità è che la bellezza è un concetto sopravvalutato, e che non è quello che cerchiamo. A noi interessa la consapevolezza che ognuno ha di sé, la voglia di mettersi in gioco, la banale uguaglianza di tutti i corpi e la paradossale unicità di ognuno.

6) A Saudek avete dedicato una serie e in alcuni lavori ci ho visto anche un po’ di Steichen. Quali sono gli altri artisti che influenzano i vostri lavori?

Erre : Saudek sicuramente è stato il fotografo che da piccolo mi ha più colpito. Ho sempre sognato di fare fotografie con colori che si avvicinassero a quelli dei dipinti e quando è apparso mi ha colpito tantissimo. Il lavoro a cui ti riferisci è del 2012 e credo che sia l’esatto momento in cui, pur affondando le radici nei suoi colori, abbiamo cambiato strada alla ricerca dei nostri. In ogni caso sono diversi autori che hanno ispirato il mio immaginario: Boldini, Von Stuck , Lynch, Carlo Mollino. Un fotografo contemporaneo che ci ha insegnato tanto è Davide Conti.

7)  C’è del medievale, del barocco, del liberty e del rinascimentale, quali mari inesplorati siete pronti a solcare con il vostro obiettivo?

Stando al tuo elenco ci manca solo di rendere contemporaneo il futuro, no? Vedremo! Abbiamo appena concluso un piccolo lavoro in polaroid di cui siamo molto orgogliosi, che sarà presto pubblicato. Ora abbiamo un progetto in mente, qualcosa a lungo termine, su cui cominceremo a lavorare il mese prossimo, dopo l’inaugurazione della nostra mostra sul tema della Danza Macabra, il 29 aprile.

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OPUS è un’idea del visual artist C999 sviluppata di fotografia da ERRESULLALUNA + Chuli Paquin.
Le fotografie sono state esposte alla galleria San Ludovico durante il festival PARMA 360, a cura di Camilla Mineo. Opus è una produzione di Leo Van Moric. COSTUMISTA Chuli Paquin EFFETTI SPECIALI, TRUCCO ED OGGETTI DI SCENA Alessia Feraciti
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interviste

Solo due parole: furiosa libidine.(intervista a Corrado Dalcò)

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© Corrado Dalcò (model Margherita Cesarano)
“È su tali linee del desiderio – uno dei trend attuali – che si modellano le forme di queste mannequin allenate ad amare sé stesse (anche fisicamente) e i loro comportamenti, glaciali piccole perversioni. Il bello è che tutto ciò contrasta lampante con la complessione fisica del loro fotografo, viceversa più curvy, e furry come un tenero teddy bear – proprio di quelli che si abbracciano e portano a letto, al calduccio.”Artibune 9 dicembre 2011

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E’ sempre strano per me intervistare qualcuno che seguivo da un po’, perché, prima di me, ci sono state testate e magazine a cui potrei lucidare solo le scarpe. Ammetto però che nella nostra chiacchierata, come al solito, sia partito il mio momento “ti faccio vedere che fessa non sono”, e abbia tirato fuori dal mio cilindro Lucien Clergue e le sue “nus zébrés”, per un suo scatto che me lo ricordava tanto e che adoro, ma queste sono fanfaluche. Non amo scrivere le biografie, sono solo necrologi che ci ricordano di essere ancora vivi, quindi vi lascio direttamente all’intervista. Grazie, Corrado, di vero cuore.

1) Con quali aggettivi descriveresti la tua fotografia? (motivandone la scelta)

  • Innanzitutto odio parlare dei miei lavori! Mi piace pensare che la mia fotografia sia in costante evoluzione, anche se le emozioni e il desiderio sono elementi che non mancano mai nei miei scatti. Intima ed onestaVoglio raccontare storie vere, esporre in un modo molto forte ed aggressivo ma intimo allo stesso tempo. Cose che a parlarne fai fatica, ma dopo, quando ci sei, le butti fuori tutte. E onesto in egual modo, pochi fronzoli o artifici, per rendere commerciale un’immagine. Se una persona è bella, lo è senza ricorrere ai filtri di Instagram.

2) In una tua vecchia intervista rilasciata a GQ, alla domanda “Che tipo di fisico preferisci, se ne preferisci uno, nelle modelle?”, hai risposto che opti per la personalità. Ti è mai capitato di incontrarne qualcuna che credevi ne avesse a iosa e che al momento degli scatti, al contrario, non è stata in grado di trasmetterti nulla?

  • Capita a volte, e a volte non è tutta colpa loro, ma chi se ne frega, quello che voglio alla fine lo ottengo sempre. Non ho finito, fino a quando non ottengo quello che voglio.

3) Tra le tue pubblicazioni ce n’è una a cui sono particolarmente affezionata, “When will you come“. Mi hai confessato di avere un legame molto forte con quel progetto, come è nato?

  • Non è un progetto personale, è un bellissimo editoriale scattato sulle coste scozzesi.Il titolo originale di quell’ editoriale è “My Home is the Sea”. Ho voluto realizzare un libro di Polaroid, quelle vere, originali, sx-70 o 600, ed è nata quella pubblicazione. Con la photo editor cercavamo una location e si optò per un pezzo di scogliera scozzese. Ho proposto io di scattare tutto in Polaroid, a quel tempo mi piaceva farlo con 6 macchine diverse, e la polaroid mi garantiva sempre il risultato che desideravo.

4) Sia in “Animal Kind” che in “Night noises” porti alla luce la sfera intima delle donne. Com’è entrare nelle alcove altrui, raccontarne la storia e non esserne pienamente e fisicamente partecipe?

  • Entro sempre nel letto delle modelle, sia mentalmente che fisicamente. Io alla fine non faccio niente, lascio che mi raccontino la loro storia ed io documento a modo mio.

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5) Vieni spesso definito un fotografo dell’erotismo, nonostante i tuoi lavori non abbiano solo una componente carnale, a questo punto la domanda sorge spontanea. Cos’è, per Corrado Dalcò, l’erotismo?

  • L’etichetta di fotografo erotico mi sta molto sul cazzo. Si, certo, sono i lavori che mi hanno portato maggiormente all’attenzione del pubblico, però si tratta di un progetto a lungo termine, durato qualche anno. Mi piace scattare ancora foto con quel tema, ma ne faccio anche tante altre. Detto questo, parliamo di erotismo. Solo due parole: furiosa libidine.

6) Cosa non hai ancora immortalato e come ti piacerebbe farlo?

  • Ci sono ancora un sacco di cose che non ho fotografato, e vorrei fotografarle tutte. A modo mio.

    “Una fotografia è una fotografia, e parlarne, rispondere a domande specifiche o fornire informazioni a riguardo non mi pare abbia mai migliorato o in qualche modo aiutato un mio scatto. Non avrebbe alcun senso cercare di spiegare le mie immagini a parole. La gente vuole sapere dove, come, e anche perché ho scattato una certa fotografia, ma è completamente ridicolo. Tutto quello che c’è da sapere è proprio lì, nella foto.” William Eggleston

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interviste

“Amor proprio!”(Intervista a Manuele Altieri)

Ho intervistato Manuele principalmente perché adoro il lato erotico delle sue illustrazioni, poi, come sovente accade, sono andata oltre e, incuriosita dalle sue foglie, gli ho chiesto di scambiare quattro chiacchiere.

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1)Partendo dal principio. Ho trovato una tua intervista, credo di un paio di anni fa, in cui rispondevi a qualche domanda sulla fotografia. Passione passeggera o portata avanti? E se si, come è cambiato il tuo modo di vedere attraverso l’obiettivo?

– Quella fu in assoluto la mia intervista e rileggerla oggi fa sorridere, forse anche questa mi farà lo stesso effetto tra diversi anni, chi lo sa. Fotografo ancora oggi, è una di quelle passioni che non smettono, piuttosto crescono e si evolvono. Qualche anno fa preferivo scattare in bianco e nero, poi ho scoperto il colore e ora non riesco più a tornare indietro, insomma, un po’ tutto il contrario di quello che succede nelle illustrazioni. Prima cercavo le persone, uomini e donne nel quotidiano, azioni, adesso mi attirano anche gli oggetti, l’inanimato, cosa che in passato escludevo a priori. Farà parte del processo di crescita, ma sicuramente avrò perso un sacco di belle foto!

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2)Hai aperto da poco la tua pagina su facebook, condividendo le illustrazioni che prima postavi solo sul tuo canale tumblr. Come mai questa apertura a un social con così tante restrizioni?

-Il tumblr esiste da diversi anni, è stato il primo posto dove mi son detto “Ok, mettiamo qualche cosa qui e vediamo cosa succede”. Prima con le foto, ora con le illustrazioni, è un modo per farsi conoscere e allo stesso tempo per tener un diario personale di emozioni e vissuti che altrimenti avrei perso. La pagina è stata una conseguenza, sicuramente, come dici tu, con più restrizioni, ma è anche vero che si riescono a raggiungere persone diverse, ha un più ampio raggio, persone alle quali, diversamente, non sarei mai stato in grado di comunicare qualcosa.

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3)Quello che mi affascina delle tue illustrazioni, è la quasi totale assenza di colore. Mi fa pensare a qualcosa disegnato di getto. Sbaglio?

-Il colore è tale per chi lo sa usare, io ancora non mi sento sicuro. E’ una responsabilità e alle volte è solo un di più all’illustrazione.Mi capita spesso di immaginarli colorati e non mi ci ritrovo, non mi ci rispecchio, ma mi piace pensare che qualcuno a casa li prenda, li stampi e li colori. E’ capitato qualche volta ed è stato stupendo vedere, come gli altri si ritrovassero in esperienze vissute da qualcun altro. Non sbagli quando dici che sotto c’è qualcosa di getto, non solo per l’illustrazione in sè, ma anche per le parole che spesso le accompagnano. Le parole ti tormentano, girano per la testa e non riesci a codificarle, non riesci a metterle a fuoco, poi ad un tratto, eccole, e diventa tutto più facile, un pezzo di te si tramuta in altro.

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4)Ho notato, nei tuoi ultimi disegni, la presenza costante di foglie. Si tratta di una scelta stilistica casuale?

-Son cresciuto in campagna e ancora oggi non riuscirei mai a vivere in una grande città per un lungo periodo di tempo. Quando ero piccolo mia madre aveva questo libro bellissimo che sfogliavo, chiedendole il permesso, lo aveva realizzato ai tempi del liceo. Lo aprivo e aveva queste pagine completamente nere di cartoncino spessissimo, dove erano cucite con del filo rosso una varietà di foglie che per me all’epoca erano tantissime. Lei, sedeva vicino a me e le raccontava, le descriveva, ad ogni foglia una storia, ad ogni storia un ricordo. Ho solamente ripreso quel concetto, un gioco della memoria.

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5)Tra i tuoi lavori, ce n’è qualcuno a cui sei particolarmente legato?

Anche se recente, quello dell’Amor Proprio, forse è quello a cui sono più legato, un monito per me, da tener sempre in bella vista.

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6)Se dovessi realizzare qualcosa d’impulso, cosa disegneresti?

-Quando sono in studio ed ho fame, tipo adesso, disegno dolci sui post-it, non li pubblico quasi mai, foglie e donne vincono sulla fame, credo!

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interviste

Intervista a Luis Quiles

Ho potuto finalmente intervistare un illustratore che adoro. E’ stato difficile, ma la mia pazienza (quasi un anno) ha portato i suoi frutti. Lo seguivo da quando pubblicava su Deviantart, piattaforma dedicata agli artisti e aspiranti tali, lanciata nel 2000 da Scott Jarkoff, Angelo Sotira e Matt Stephens. E’ sua la locandina della 2° edizione del Fish&Chips Film Festival che si è tenuto a Torino dal 19 al 22 Gennaio. Ringrazio Fabio per la traduzione. Buona lettura!

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1)Tra il tuoi ultimi lavori c’è una denuncia alla società elettrica Endesa, la stessa è stata denunciata e multata dal Sindaco di Barcellona, Ada Colau, per aver tagliato la luce a famiglie in grave difficoltà economica, senza preavviso. Nel tuo caso, ci sono state ripercussioni legali da parte dell’azienda, successivamente alla pubblicazione della tua illustrazione?

  • Ho scritto a “Energía y Minas de la Generalitat de Cataluña” una lettera amministrativa con ogni tipo di informazione e ad oggi sono ancora in attesa di una risposta positiva o negativa. Soprattutto perché obblighino Endesa a presentare delle prove tecniche, dato che, quando l’ho fatto io, si sono rifiutati in varie occasioni.

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2)Come ti rapporti, con chi fraintende lo scopo dei tuoi disegni?

  • Dipende dal giorno e dal tipo di commento, ma, da un po’ di tempo, cerco di ignorarli, perché rispondere significa dar loro importanza e di solito si tratta di gente non interessata a discutere sulle idee, ma solo a giudicarti o a insultarti.

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3)Hai escogitato un modo alternativo, per aggirare la censura dei social network. E’ stato utile o, nonostante tutto, hai subito ban?

  • È difficile evitare la censura soprattutto quando, come nel mio caso, hai centinaia di haters che seguono i tuoi lavori e denunciano tutte le tue pubblicazioni e le norme dei social network di solito glielo rendono più facile.

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4)Gli aggettivi maggiormente utilizzati per descrivere i tuoi lavori sono: trash, controversi, crudi, dissacranti. Io li definirei, piuttosto, veri, reali. Come al solito si guarda molto alla forma e poco alla sostanza, convieni con me?

  • Si, secondo me, i miei disegni non sono duri. Dura è la realtà. Cerco di dare forma a  quello che vedo, ma, per  quanto mi riguarda, i miei disegni non sono così espliciti, come la gente li vede. In ogni modo mi dispiace che il mondo assomigli sempre di più ai miei disegni. È la triste realtà di questo mondo.

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5) Hai contribuito alla creazione del sito Deviantart. Cosa c’è di diverso tra il Luis Quiles, alias Gunsmithcat, di sei anni fa e il Luis Quiles di oggi? In questi anni c’è stato un disegno che è rimasto una costante nel tuo percorso artistico? Qualcosa a cui sei particolarmente legato?

  • Ci sono poche differenze, perché io lavoro come prima. Ciò che è cambiato è solo l’effetto che ha nel mio lavoro. Le illustrazioni a cui sono più affezionato sono quelle di cui neanche io riesco a carpire il messaggio nascosto, e ne ho abbastanza così. Quando mi è possibile, mi piace che il messaggio dei miei disegni rimanga aperto a diverse interpretazioni, come uno specchio.

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interviste

“Dura es la realidad”(entrevista a Luis Quiles)

“La nostra vita è una questione di POV, come un porno, più di un porno.”

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1) Entre tus últimos trabajos hay una denuncia a la sociedad eléctrica Endesa, la misma ha sido denunciada y multada por la alcaldesa de Barcelona, Ada Colau, por haber cortado la luz a familias en grave dificultad económica, sin previo aviso. En tu caso, ha habido repercusiones legales por parte de la empresa, justo después de la publicación de tu ilustración?

-Escribí una carta administrativa con toda la información a Energía y minas de la Generalitat de Cataluña y hasta hoy sigo esperando respuesta, a favor o en contra. Y sobre todo para que obliguen a Endesa a presentar pruebas técnicas ya que cuando yo lo he pedido se han negado en varias ocasiones.

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 2) Cómo te relacionas con quien malentiende el objetivo de tus dibujos? 

 -Depende del día y del comentario pero desde hace tiempo intento ignorarlos porque al responder les das poder y suele ser gente que no está interesada en discutir ideas, solo en juzgarte e insultarte.

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3) Has sacado una manera alternativa para evitar la censura de las redes sociales. Ha sido útil o, a pesar de todo, has sufrido ban? 

 -Es difícil evitar la censura, sobretodo cuando como en mi caso tienes cientos de trols que siguen tu trabajo y que denuncian todas tus publicaciones, y las normas de las redes sociales suelen facilitarlo todo a favor de éste tipo de gente. He sufrido bloqueos de la cuenta, si. Como mucha gente, es algo habitual.

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4) Los adjetivos más utilizados para describir tus trabajos son: trash, controvertidos, crudos, irreverentes. Yo los definiría, más bien, verdaderos, reales. Cómo siempre, se mira mucho más a la forma y menos a la substancia, estás de acuerdo conmigo? 

-Si, para mí mis dibujos no son duros. Dura es la realidad. Intento plasmar lo que veo, pero para mí mis dibujos no son tan explícitos como otra gente los ve. En cualquier caso, me da pena que cada vez el mundo se parece más a mis dibujos. Es una triste realidad éste mundo.

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5) Has creado el sito Deviantart. Que diferencias hay entre el Luis Quiles, el mismo Gunsmithcat, de hace seis años y el Luis Quiles de hoy?  En estos años ha habido un dibujo que se ha quedado cómo constante en tu trayecto artístico? Algo a lo que le tienes un cariño especial? 

– Hay pocas diferencias en mí porque sigo trabajando igual que antes. Lo que ha cambiado es la repercusión que ahora tiene mi trabajo. A los dibujos que tengo más cariño es a los que ni yo consigo entender qué mensaje hay detrás de ellos, y tengo bastantes así. Cuando puedo me gusta que el mensaje de mis dibujos quede abierto a diferentes interpretaciones, como un espejo.

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Grazie ad Aris per la traduzione ❤

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