riflessioni

L’accappatoio azzurro

© Caterina Randi

© Caterina Randi

L’aspettava seduto sullo sgabello, con le gambe incrociate e l’accappatoio azzurro in mano.
“Potresti darmelo? Sto gelando”
“Ti ho sentita sai?”
“Cosa?”
“Nella doccia, ti ho sentita. Prima ho pensato fosse giusto interromperti, era come se mi stessi tradendo con qualcuno che conosce il tuo corpo più di me. Però poi sono rimasto sull’uscio della porta, mi sono seduto lì ad ascoltare i tuoi sospiri e ad immaginare di essere ogni singola goccia d’acqua sulla tua pelle, di percorrerla tutta, di essere io a concederti quel piacere che ti ha fatto battere i pugni contro il muro e ti ha incurvato come una vite. Eri bellissima.”
“Come fai a dirlo?”
“Cosa?”
“Che fossi bellissima?”
“Ho chiuso gli occhi. Cosa fai?”
“Ti svesto.”
“Perchè?”
“Sono asciutta, non ho neanche più una goccia d’acqua sulla pelle, quindi ora vieni con me, mi mancava qualcuno che mi dicesse quanto fossi bella nell’orecchio, sottovoce.”

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