storie

Zoe

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Sono 385 giorni, 9240 ore, 554 400 minuti e 33 264 000 secondi di astinenza.

Da 385 giorni, 9240 ore, 554 400 minuti e 33 264 000 secondi vengo sempre alla stessa ora, mi siedo sempre sullo stesso sgabello, sempre nello stesso bar e  ordino sempre “un bicchiere di whisky liscio”, lo lascio lì in bella vista. Le prime volte solo quell’odore bastó ad irritarmi cosí tanto da correre via a gambe levate, come un pazzo, lasciando te, dietro quel bancone senza una spiegazione plausibile che giustificasse quel gesto. Non mi chiedesti mai nulla. Da quel giorno, ogni volta, vedendomi entrare, versasti sempre la stessa quantità di whisky liscio, sempre con lo stesso tovagliolino nero sotto il bicchiere, sempre nel punto esatto in cui c’era il MIO sgabello. Non parlammo, non ti guardai, non ti sfiorai mai una mano, neanche per sbaglio. Andó avanti cosí per 235 giorni, 5640 ore, 338 400 minuti e 20 304 000 secondi.  Il 236esimo giorno cominciai ad ordinare un caffè macchiato in tazza grande e sempre lo stesso bicchiere di whisky liscio, sempre con lo stesso tovagliolino nero sotto il bicchiere, sempre nel punto esatto in cui c’era il MIO sgabello. Ti stupii parecchio la mia richiesta, ma non dicesti nulla, preparasti il caffè e lo lasciasti lì, davanti a me, con una bustina di zucchero di canna. Mi domandai spesso, perchè optasti proprio per quella bustina e non per del dolcificante, o del fruttosio o semplicemente dello zucchero bianco. Sta di fatto che da quel giorno preferii lo zucchero di canna e cominciai a guardare quelle mani che mi porgevano il caffè. Erano belle le tue mani, i tuoi palmi in particolare, le linee dei tuoi palmi più precisamente. Notai due nei separati da una linea come uno yin e uno yang, piccoli, ma li vidi, io vedo tutto. Pensa che ricordo ancora che le ruote del cassonetto vicino al quale mi trovarono quasi morto, erano state colorate di rosso, un rosso cardinalizio. Al 385esimo giorno, abbandonai il MIO solito sgabello, il mio solito bicchiere di whisky e ti chiesi a capo chino di portarmi il mio solito caffè macchiato in tazza grande al tavolo vicino alla finestra che affacciava su Churchill Square. Vidi con la coda dell’occhio le tue gambe, dai piedi, alle caviglie, ai tuoi stinchi, alle tue ginocchia, alle tue cosce e poi un grembiule, piccolo e nero, poggiasti sul tavolo due tazze di caffè macchiato in tazza grande con due bustine di zucchero di canna e mi dicesti “Questo te lo offro io, sono Liv, ho finito ora il turno, un caffè in compagnia non si nega a nessuno”. Alzai la testa e ti vidi per la prima volta, dopo 385 giorni, 9240 ore,  554 400 minuti e 33 264 000 secondi e fu quello il momento in cui decisi, che non avrei mai più fatto a meno di te.

Da quel giorno sono trascorsi 614 giorni,14 736 ore, 884 160 minuti e 53 049 600 secondi e io sto per diventare padre di una bambina che abbiamo deciso di chiamare Zoe, Vita.

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