sociale, storie

LEI

grida

Mi hai giurato che non lo avresti più fatto e invece ti ritrovo esanime nella vasca, con la spada ancora nel braccio e il  foulard che ti regalai il Natale passato a stringertelo. Quanti calli su quelle braccia fragili, pensare che furono proprio loro ad attirare il mio sguardo la prima volta che ti vidi in una piccola biblioteca del centro, tra libri impolverati, scorsi la tua sagoma e le tue braccia tese, intente ad afferrare un libro riposto troppo in alto per te. Dovrei chiamare qualcuno, invece mi inginocchio un’ultima volta per raccoglierti, ti scopro il viso, sembra disteso, terso come il cielo primaverile. Dovrei odiarti e ho tentato. Dovrei odiarti per tutte le volte in cui dai tuoi occhi azzurri svanivano le pupille, minuscole come spilli, come l’ago di una siringa e io, sembravo confondermi con il mobilio, perchè per te non esisteva altro che l’eroina. Dovrei odiarti per ogni tua crisi che, per osmosi, è diventata anche mia, per quelle immagini di te che volevi strapparti la pelle, tra le urla di disperazione e per quell’uomo, che sono diventato e che ti ha amata così tanto da sedarti con il metadone, perchè un cavallo imbizzarito al tuo cospetto, sembrava un docile agnellino.

Mi sono ripromesso che non lo avrei più fatto, non ti avrei più amata, più soccorsa, più raccolta. Invece quel corpo inanimato è il corpo della donna che ho amato per 4 anni della mia vita e non posso lasciarlo spoglio come un albero d’autunno. Ti ho afferrata, per l’ultima volta, il tuo capo come un pendolo, il tuo corpo gelido e bianco come la neve di Dicembre a New York. Riuscirò a vestirti mio piccolo angelo della morte, a vestirti per l’ultima volta. Prima la testa, poi un braccio, poi l’altro e lascio che quel vestito di seta rosso percorra la tua sagoma per l’ultima volta.

“118 mi dica”

“La mia ragazza è morta di overdose, siamo in Via Plinio”

“Stiamo arrivando”

Dunque, amore mio, questo calvario è finito. Stringerò le tue mani per l’ultima volta, sfiorerò il tuo viso per l’ultima volta, bacerò la tua bocca per l’ultima volta. Aspetterò con te, arriveranno tra poco e ti porteranno via da me, che portino via questo tuo corpo splendido, anche perchè LEI ha rapito la tua anima due anni e mezzo fa e i soccorsi non son serviti come il mio amore per te.

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