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“Porno” alla diossina(cosa vorrei?)

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© Renè Carlos

Cosa vorrei? Vorrei mi dicessi di accostare alla prossima piazzola di sosta, invece taciturna guardi fuori dal finestrino la vita, la morte e la potenziale morte di questa Taranto, divise da una strada.

Cosa vorrei? Vorrei che tornassimo ad amarci, invece siamo morti anche noi, le funzioni vitali azzerate. E pensare che c’è stato un tempo in cui non riuscivamo a stare lontani, in cui i vestiti erano un optional, in cui parlavamo per ore, in cui ridevamo e litigavamo, ora non ci accapigliamo neanche.

Cosa vorrei? Vorrei che tornassi a stuzzicarmi come solo tu sapevi fare, invece sei spenta in tutta quest’orgia di luci artificiali dell’Ilva, in quest’orgia di stelle che ci guarda dall’alto, non riuscirei a vederti neanche se fossi l’astro più grande e luminoso, neanche se implodessi in una supernova. E pensare che c’è stato un tempo in cui di punto in bianco, sbottonavi il pantalone o abbassavi le calze e ti toccavi accanto a me, in cui perdevo di vista la strada, in cui stringevo forte lo sterzo con le mani ad ogni tuo sospiro. Quello era il tempo dei vetri appannati, della pioggia nella macchina e delle gocce di sudore che cadevano sulla tua pancia e scivolavano fino al monte di venere. Ora? Ora non c’è nulla, il diluvio è fuori da questa macchina, dalla nostra casa, da noi.

Cosa vorrei? Vorrei scoparti su questo cofano con le macchine che passano. Magari un’altra coppia, in un’altra macchina, vedendoci potrà pensare a quanto siamo maiali o magari ci invidierà,  ma sai quanto mi frega? Nessuno più di me conosce il sapore che hai in mezzo a quelle gambe murate come i portoni dei palazzi in città vecchia. Riesco ancora a sentirlo sulla lingua, sulle labbra, sulla barba e sulle dita, le mie dita che accompagnavano il tuo piacere dall’interno, in quella culla di vita che pulsava ogni volta che raggiungevi l’estasi.

Cosa vorrei? Vorrei fotterti sul guard rail sporco di rosso, strapparti quelle calze del cazzo che neanche mi piacciono e sentirti urlare più forte di quell’alto forno, mentre lascio scivolare la mia carne nella tua. Provo disgusto per la donna che sei ora, rabbia per cosa siamo diventati, così tanta da bramare di prenderti con ferocia, così tanta da riuscire a togliere quella polvere cremisi vecchia di anni da quel guard rail, per restituire quel rossore alla tua pelle, alle tue guance imbarazzate e per lasciare che le nostre impronte, su quel pezzo di metallo, siano l’unico spazio pulito di questa città.

Cosa vorrei? Vorrei non averti mai conosciuta, vorrei avere la forza per lasciarti o per parlarti e dirti tutto quello che non sono più in grado di dire o forse son finite le parole, il desiderio, la collera e sono rimasti solo due corpi morti in una macchina in viaggio verso Bari.

Cosa vorrei? Vorrei che ora smettessi di guardare fuori da quel finestrino, che mi prendessi la mano, ferma sul cambio da venti minuti e mi dicessi che mi ami ancora e che ritorneremo ad essere noi, perchè forse, forse in tutte queste fantasie, in questo moto perpetuo e tumultuoso di pensieri, vorrei solo questo, mi basterebbe. Il resto? Il resto verrà da sè.

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