riflessioni, sociale

Siate Charlie…ogni giorno!

                                                                                                                                         7 Gennaio 2015 ore 20.45

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“Io sono Charlie”

Non mi sono “appropriata” di questo slogan, mi sono limitata a pubblicare un post, manifestando la mia solidarietà nei confronti della redazione di uno dei periodici satirici più irriverenti di Francia, nato sulle ceneri del mensile Hara-Kiri nel lontano 1960. Un post “vomitato” nell’etere di un social che avvolge le emozioni con il suo mantello di atarassia, lasciando solo un senso di impotenza e, si spera celata, stupidità, in un quadro apocalittico vicino a quello descritto da Pasolini in un suo lungimirante saggio. La verità è che prima di oggi in pochi addetti ai lavori, quali giornalisti e vignettisti/illustratori, conoscevano la storia di questo settimanale. Forse ne avevamo sentito parlare per le sue “matite” sagaci e sfrontate, che nessuno e niente hanno risparmiato, ma pochi di noi, fino a questa mattina, sono mai stati realmente Charlie. Perchè il Charlie Hebdo non è da considerarsi un mero pezzo di carta, interdetto e minacciato più volte per via della sua autarchia intellettuale, ma è stato, è e sarà un simbolo di libertà, una libertà di satira ed espressione che mancava, manca e mancherà sempre all’Italia. Questa “bella” Italia in cui la satira, nel suo significato, più antico e vero, di schernire e ridicolizzare, viene censurata, in cui la satira deve sempre e solo strapparti una risata e deve sempre e solo sottostare al diletto del partito(di qualunque colore esso sia). Ed è in questa “bella” e ipocrita Italia che la satira perde il suo obiettivo primario, quello di guidare il “volgo” a meditare sul proprio essere e a maturare un cambiamento. Quindi no, l’Italia non è Charlie e domani non lo saranno neanche tutti coloro, me compresa, che hanno condiviso, forse con troppa leggerezza questo motto. Uno slogan, “stuprato” e privato del suo valore, adottato da proseliti del fanatismo e della xenofobia, con l’unico scopo di alimentare l’acredine razziale, emblematici di una dilagante dissennatezza culturale e sociale. Sentiamoci sempre Charlie, non pieghiamoci, non svendiamoci, non lasciamoci soffocare dall’odio e dalla rabbia, perchè porteranno solo ad altra violenza. E così, mentre rivolgo a ognuno di noi questo augurio o memento o che dir si voglia, il popolo francese si riversa nelle piazze e come dice un mio caro amico giornalista “Quando la gente scende in piazza a Parigi, fa le rivoluzioni”.

Audentes fortuna iuvat(Virgilio)

In memoria di:

Stéphane Charbonnier, conosciuto come Charb

Jean Cabut, conosciuto come Cabu

Philippe Honoré

Georges Wolinski

Bernard Verlhac, conosciuto come Tignous

Mustapha Ourrad

Frédéric Boisseau

Bernard Maris

Michel Renaud

Franck Brinsolaro

Elsa Cayat

Ahmed Meradet

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