letture

Il mito dell’androgino

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© Gabriele Chiapparini

Volete leggere un trattato sull’amore? Leggete il Simposio di Platone. Quando ero una giovane liceale, Platone dovevo tradurlo, solo a posteriori ho saputo coglierne l’incommensurabile bellezza e ogni tanto per lenire la tristezza, quando sono sola, ripesco i pdf che stampai tempo fa, scorro fino al discorso di Aristofane e mi rappacifico con la vita.

Il mito dell’androgino o dell’anima gemella

[…]Io credo che di tutta questa potenza dell’Amore, gli uomini non se ne siano mai accorti, altrimenti avrebbero costruito per lui maestosi templi, altari, si sarebbero immolati e, invece, nulla di tutto questo. Nessuno come lui, tra tutti quanti gli dei, è amico degli uomini, viene in loro aiuto, si prodiga per curarne i mali, dalla cui guarigione, forse, il genere umano trarrebbe la più grande felicità. […] In principio, tre erano i sessi dell’uomo, non due: il terzo aveva in sé i caratteri degli altri due, ma quello che ne resta oggi, è solo il nome, l’andrògino. […] La sua figura era arrotondata: dorso e fianchi formavano come un cerchio, aveva quattro mani e quattro gambe, due facce, piantate su un collo anch’esso rotondo, completamente uguali e attaccate tra loro, in senso opposto, a un unico cranio, quattro orecchie e doppi genitali. Camminava in posizione eretta, come noi, era in grado di spostarsi in qualunque direzione e, quando correva, ricordava un po’ i nostri saltimbanchi che gettano in aria le gambe e capriolettano su se stessi: e poiché gli arti erano otto, appoggiandosi su di essi, procedeva, a ruota, velocemente. I sessi erano tre: quello maschile ebbe origine dal sole, quello femminile dalla terra e l’altro, con i caratteri d’ambedue. Avevano una resistenza e una forza prodigiosa, nonché un’arroganza senza limiti, tanto che, secondo Omero, tentarono di scalare il cielo. Gli dei sembrarono non trovare una soluzione, fino a quando Giove decise che li avrebbe separati, per renderli mansueti. […]Detto fatto, si mise a tagliare gli uomini in due, come si divide un uovo col crine. E via via che tagliava, raccomandava ad Apollo di rivoltare loro il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che l’uomo, vedendo sempre la sua cicatrice, diventasse più docile.[…]Fu così che gli uomini furono divisi in due, ma ciascuna metà desiderava ricongiungersi all’altra. Si abbracciavano, restavano fortemente avvinti e, nel desiderio di ricongiungersi nuovamente, si lasciavano morire di fame e di accidia, non volendo far più nulla, divise com’erano, l’una dall’altra. […]Fu allora che Giove ebbe pietà di loro e spostò il loro sesso nella parte anteriore del corpo, cosìcche potessero unirsi e procreare. […]Da tempi remoti, quindi, è innato negli uomini il reciproco amore e il desiderio di creare un unicum, così da risanare l’umana natura.
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