storie

Le tre

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© Avery Wetzel

“Lo so, sono le 3.00, domani la tua sveglia suonerá puntualmente alle 6.30, ti lascerai scaldare dalle coperte per un quarto d’ora e poi ti alzerai. Lo so, sono le 3.00, ma ho guardato il led dell’orologio in questo momento, non odiarmi, non avrei dovuto chiamarti, ma sono sotto casa tua. Ero sul punto di tornare nel mio appartamento, a scolarmi una bottiglia di amaro da sola per il corridoio, lasciando cadere i vestiti come pezzi di un puzzle, avvelenandomi con il catrame delle sigarette, quando ho udito la tua voce. Eri con me, la tua voce risuonava nel mio orecchio destro, ho avvertito il calore della tua mano tra le gambe, farsi strada tra la pelle nuda delle autoreggenti, come se ti fossi tranquillamente accomodato sul sedile del passeggero. Sono caduta in uno stato catatonico, mi aggrappavo all’unico barlume di luciditá, quello che mi guidava da te, lungo Corso Cavour, all’altezza del Petruzzelli. Mi manca sentirmi sporca, mi manca la tua bravura, nel farmi sentire tale.”
Si aprí il portone.
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