interviste

Due chiacchiere con “Il Baffo”

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“Il Baffo prima di essere Il Baffo” Estate 2015

1) Sulla pagina Italian Comicdom in a Memeshell sostengono che tu sia nato dalla fusione di Mattia Labadessa e Riccardo Torti, ma “Il baffo” come è nato realmente?

  • Prima di vedere quella vignetta non sapevo chi fosse Riccardo Torti, Torti Marci, l’ho scoperto, per curiosità, successivamente, mentre Labadessa lo conoscevo già. “Il baffo” è nato per caso. Non sono un esperto di fumetti, neanche un appassionato. Ho una formazione da graphic designer. Mi son laureato allo IED di Torino, dopo aver vinto una borsa di studio che mi ha portato in questa città, in cui vivo e lavoro da sei anni ormai, anche se ho origini genovesi. Ho lavorato come freelance e art director per diverse agenzie, e con il tempo mi sono specializzato nell’animazione. Sono direttore creativo della mia startup, Fanceat, per la quale curo la comunicazione strategica e visiva, quindi mi interesso anche della parte social. “Il baffo” è nato da un lato come esperimento, per migliorare le mie capacità di gestione strategica di un canale social, dall’altro per passione (anche un po’ per sfogo se vogliamo). Unire l’utile al dilettevole è la cosa migliore che si possa fare, sempre. Tempo fa pubblicai una vignetta sul mio account e visti i risultati, tra “mi piace” e condivisioni, mi sono lanciato in questa avventura con l’obiettivo di impegnarmi e ottenere risultati. Sono una persona ambiziosa. Considero Il Baffo è un vero  proprio progetto di comunicazione portato avanti sia con il cervello che con il cuore. Amo la mia pagina e le cose che dico attraverso il baffo, le penso davvero.

2) Toglimi una curiosità, tra i temi principali( e acchiappa like, aggiungerei) delle tue illustrazioni c’è l’ansia, è un caso o è una scelta voluta? E a proposito di tematiche, con cosa non ti sei ancora misurato e come ti piacerebbe farlo?

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“L’Ipocondria” Che mi attanaglia fin dal tenera età.

  • L’ ansia è un tema che tratto per esorcizzarla, è una costante della mia vita, con cui convivo tutti i giorni. Credo ci sia molta speculazione sulla depressione, sugli psicofarmaci, è qualcosa che ormai fa parte del quotidiano, ma non rientro in quella categoria. Certo, non mi dispiace che oggi la gente sia più consapevole e libera di parlarne. In tutta onestà non ho parlato di ansia per strappare like, tantomeno avevo lo scopo di copiare qualcuno. Sono ambizioso, come ho detto prima, quindi non mi piacerebbe avere risultati fasulli. Riguardo le tematiche su cui non mi sono ancora misurato e come mi piacerebbe farlo, non saprei risponderti, so di cosa non parlerei mai, di politica. Detto questo non vorrei essere definito come un autore che fa dell’ansia il suo tema principale. Basta scorrere tra le mie vignette, quelle a sfondo “ansia”, sono sicuramente in minoranza rispetto a tutto il resto.

3) Nel mondo del cinema i registi danno spazio ad alcuni colori, piuttosto che ad altri, per riuscire a infondere nello spettatore, le stesse sensazioni del protagonista. Gareth Edwards, per esempio, in Rogue One sceglie il rosso per la prima apparizione di Darth Vader, il cui sottotitolo probabilmente doveva essere “Ora son cazzi vostri”. Krzysztof Kieslowski invece  nel 1993, opta per il blu nel “Film blu”, colore che diventa il fil rouge di tutta la sua pellicola, il cui sottotitolo probabilmente doveva essere “Dammi una lametta che mi taglio le vene”. La scelta cromatica dei tuoi disegni ha uno scopo recondito e secondario, o è semplicemente dettata dal gusto?

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“Le Tette e in particolar modo Il Capezzolo” Tra le mie cose preferite di sempre

  • I colori che scelgo sono principalmente rosso, blu, giallino, nero e bianco, ma quelli preponderanti sono il rosso e il blu. Da grafico tendo sempre ad essere sintetico. Ho lavorato come illustratore editoriale ed ero ancora più schematico. Ho scelto quei due colori, principalmente, perché li trovo interessanti, infatti sono diversi anni che li uso per progetti personali, poi, come ho appreso studiando, ciò che da identità ad un progetto di comunicazione visiva, è il colore, quindi ho optato per qualcosa che desse al Baffo dei tratti distintivi.

4) Mi hai parlato di illustrazioni erotiche a rischio censura, ebbene, cos’è, per “Il Baffo”, l’eros?

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  • L’altro giorno hanno eliminato una vignetta, in cui c’era una vagina coperta da un uomo che si tuffava. L’eros penso sia una costante della vita dell’uomo, è inscindibile, è un istinto primordiale. C’è chi dice che il miglior sesso sia quello che si vede, è una bella frase, in parte vera e in questo caso l’arte aiuta.

5) C’è già chi ti odia sui social. Si odia a volte a prescindere. I tuoi haters per quali ragioni ti portano sulle palle?

  • Ci sono e ci saranno sempre persone alle quali non piace quello che faccio, nessun problema a riguardo. Per quanto riguarda i cosiddetti haters, sì, credo di averne già qualcuno. Ho notato che nella maggior parte dei casi si tratta di puristi e veri appassionati del fumetto che hanno visto nelle mie vignette qualcosa di poco didattico, di bassa qualità insomma. Questo è vero. Come dico sempre, non nasco fumettista, non ho studiato per diventarlo e non mi reputo tale. Per tutto ciò ritengo che questo “odio” sia piuttosto una mancanza di elasticità mentale. Io sono un grafico pubblicitario professionista con i controcazzi e quando vedo qualcuno che “gioca a fare il grafico”, commettendo ovviamente degli errori, non provo assolutamente odio, anche se dovesse ottenere un discreto successo, non mi sognerei mai di attaccarlo, al massimo potrei dargli qualche consiglio, ma in maniera costruttiva. Probabilmente lo ignorerei, perché non lo vedrei né come rivale né come qualcuno in grado di oscurare il mio operato. Vedere persone che fanno quello che a loro piace, indipendentemente dal successo, è una cosa bella, che andrebbe spronata, non frenata.

6) Oltre a detronizzare Roberto da Crema, qual è il tuo obiettivo come disegnatore o addetto alle televendite?

  • Ad oggi non ho una vision per il progetto “Il Baffo”. Ho una vision nella vita, “Fa’ ciò che ami”. Per questo ho scelto un lavoro che amo, ho creato un’azienda nella quale poter lavorare con passione ed è per lo stesso motivo che esiste Il Baffo: mi piace.

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“Come quella volta che provai a salvare la vita ad un’indiana” Umorismo nonsense. Tra i miei preferiti perché per fare ridere con un qualcosa che non ha senso serve davvero arguzia.

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