interviste

Solo due parole: furiosa libidine.(intervista a Corrado Dalcò)

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© Corrado Dalcò (model Margherita Cesarano)
“È su tali linee del desiderio – uno dei trend attuali – che si modellano le forme di queste mannequin allenate ad amare sé stesse (anche fisicamente) e i loro comportamenti, glaciali piccole perversioni. Il bello è che tutto ciò contrasta lampante con la complessione fisica del loro fotografo, viceversa più curvy, e furry come un tenero teddy bear – proprio di quelli che si abbracciano e portano a letto, al calduccio.”Artibune 9 dicembre 2011

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E’ sempre strano per me intervistare qualcuno che seguivo da un po’, perché, prima di me, ci sono state testate e magazine a cui potrei lucidare solo le scarpe. Ammetto però che nella nostra chiacchierata, come al solito, sia partito il mio momento “ti faccio vedere che fessa non sono”, e abbia tirato fuori dal mio cilindro Lucien Clergue e le sue “nus zébrés”, per un suo scatto che me lo ricordava tanto e che adoro, ma queste sono fanfaluche. Non amo scrivere le biografie, sono solo necrologi che ci ricordano di essere ancora vivi, quindi vi lascio direttamente all’intervista. Grazie, Corrado, di vero cuore.

1) Con quali aggettivi descriveresti la tua fotografia? (motivandone la scelta)

  • Innanzitutto odio parlare dei miei lavori! Mi piace pensare che la mia fotografia sia in costante evoluzione, anche se le emozioni e il desiderio sono elementi che non mancano mai nei miei scatti. Intima ed onestaVoglio raccontare storie vere, esporre in un modo molto forte ed aggressivo ma intimo allo stesso tempo. Cose che a parlarne fai fatica, ma dopo, quando ci sei, le butti fuori tutte. E onesto in egual modo, pochi fronzoli o artifici, per rendere commerciale un’immagine. Se una persona è bella, lo è senza ricorrere ai filtri di Instagram.

2) In una tua vecchia intervista rilasciata a GQ, alla domanda “Che tipo di fisico preferisci, se ne preferisci uno, nelle modelle?”, hai risposto che opti per la personalità. Ti è mai capitato di incontrarne qualcuna che credevi ne avesse a iosa e che al momento degli scatti, al contrario, non è stata in grado di trasmetterti nulla?

  • Capita a volte, e a volte non è tutta colpa loro, ma chi se ne frega, quello che voglio alla fine lo ottengo sempre. Non ho finito, fino a quando non ottengo quello che voglio.

3) Tra le tue pubblicazioni ce n’è una a cui sono particolarmente affezionata, “When will you come“. Mi hai confessato di avere un legame molto forte con quel progetto, come è nato?

  • Non è un progetto personale, è un bellissimo editoriale scattato sulle coste scozzesi.Il titolo originale di quell’ editoriale è “My Home is the Sea”. Ho voluto realizzare un libro di Polaroid, quelle vere, originali, sx-70 o 600, ed è nata quella pubblicazione. Con la photo editor cercavamo una location e si optò per un pezzo di scogliera scozzese. Ho proposto io di scattare tutto in Polaroid, a quel tempo mi piaceva farlo con 6 macchine diverse, e la polaroid mi garantiva sempre il risultato che desideravo.

4) Sia in “Animal Kind” che in “Night noises” porti alla luce la sfera intima delle donne. Com’è entrare nelle alcove altrui, raccontarne la storia e non esserne pienamente e fisicamente partecipe?

  • Entro sempre nel letto delle modelle, sia mentalmente che fisicamente. Io alla fine non faccio niente, lascio che mi raccontino la loro storia ed io documento a modo mio.

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5) Vieni spesso definito un fotografo dell’erotismo, nonostante i tuoi lavori non abbiano solo una componente carnale, a questo punto la domanda sorge spontanea. Cos’è, per Corrado Dalcò, l’erotismo?

  • L’etichetta di fotografo erotico mi sta molto sul cazzo. Si, certo, sono i lavori che mi hanno portato maggiormente all’attenzione del pubblico, però si tratta di un progetto a lungo termine, durato qualche anno. Mi piace scattare ancora foto con quel tema, ma ne faccio anche tante altre. Detto questo, parliamo di erotismo. Solo due parole: furiosa libidine.

6) Cosa non hai ancora immortalato e come ti piacerebbe farlo?

  • Ci sono ancora un sacco di cose che non ho fotografato, e vorrei fotografarle tutte. A modo mio.

    “Una fotografia è una fotografia, e parlarne, rispondere a domande specifiche o fornire informazioni a riguardo non mi pare abbia mai migliorato o in qualche modo aiutato un mio scatto. Non avrebbe alcun senso cercare di spiegare le mie immagini a parole. La gente vuole sapere dove, come, e anche perché ho scattato una certa fotografia, ma è completamente ridicolo. Tutto quello che c’è da sapere è proprio lì, nella foto.” William Eggleston

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